venerdì, 16 ottobre 2009
In silenzio, ma ci sono.
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venerdì, 25 settembre 2009
Gli sbalzi d'umore condiscono le mie giornate, fanno bungee jumping attaccati ai fili della memoria.
Oscillo sopra una corda sospesa da mani non mie, in attesa dell'intervento di Curvi e del mio. Due problemi di salute diversi, che ci vedranno entrambi a dover essere assistiti ed assistere.
La vita persiste a condurmi dove non so. Continuo ad essere io nelle sue mani e non lei nelle mie.
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martedì, 22 settembre 2009
Devo mettere in ordine un po' di cose... anche i link di questo blog.

Odio le pulizie.
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domenica, 20 settembre 2009
Non trovo le parole per scrivere.

Così sono a Firenze per ritrovare il mio respiro. Pian piano ricomincio a danzare.
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mercoledì, 02 settembre 2009
La vita non smette di insegnarmi il suo mistero. Continuo a stupirmi dell'intensità costante che mi richiede. Accadono cose così grandi, una dietro l'altra, una dietro l'altra. So per esperienza che niente succede per caso. E quando la portata è a certi livelli, beh, qualcosa di altrettanto grande dovrà pur venir fuori, prima o poi.

Non aveva parenti stretti, solo tante amicizie, e l'ex marito, che ultimamente si era fatto più presente.
Poco più di un anno fa, ha saputo di avere un tumore, già con metastasi, ormai non più operabile. Pancreas, vie biliari.
E' morta lunedì, alle 18.30. Ero con lei.

Sabato, non so chi o che cosa mi ha spinta con decisione a telefonare all'ospedale, per chiedere se fosse lì. L'avevo cercata nei giorni precedenti, a ore diverse del giorno e non rispondeva mai, immaginavo fosse andata a fare le terapie di sostegno, ma quando nemmeno la sera sono riuscita a rintracciarla, ho pensato che fosse successo qualcosa. L'avevo sentita spesso quando sono stata influenzata e poi ricoverata io, mentre ero al mare ci siamo messaggiate e non aveva dato segni di crolli imminenti, nonostante la sua debolezza avanzasse. Così ho scoperto che era ricoverata nel reparto "Cure palliative", già da qualche giorno. Anche qui: non si possono dare informazioni per telefono, e io non le ho pretese, mi bastava solo sapere se fosse lì o altrove, dato che per me era l'unico modo per rintracciarla. Non so come, ma mi hanno dato le notizie e i numeri di telefono che mi servivano. Ho telefonato in reparto, ho detto i miei timori e che avrei tanto voluto salutarla. Mi hanno risposto che ora dormiva, di andare l'indomani: se G. mi avesse visto piombare lì a quell'ora, forse si sarebbe spaventata. Così domenica, con Curvi, siamo andati a trovarla.
Se l'ultima volta pareva un'anoressica, come diceva lei, o una deportata di Auschwitz, ora era incredibilmente ancora più magra. Quasi irriconoscibile. Il viso scavato e tirato, emaciato. Le braccia e le mani, ossa rivestite di pelle. La pancia, gravida di liquido e cellule impazzite. Le gambe, fasciate fino ai piedi, immobili, gonfie, sproporzionate come la pancia, rispetto all'evanescenza del resto del corpo. Ma gli occhi... si spalancavano e si illuminavano, quando qualcuno arrivava in visita. L'occhio sinistro, quello strabico, ora non lo era più, sporgeva maggiormente, ma lo sguardo era dritto! Parlare era uno sforzo, la voce alterata, eppure così forte la spinta per accogliere le persone. Attenzione a baciarla, bastava sfiorarle l'addome e le facevi male. Di cristallo.
Non voleva parlare del suo "passaggio", come l'ha chiamato lei. Aveva bisogno di pensare al futuro fuori di lì, al colore delle tende da rinnovare, a far qualcosa per gli altri, per ricambiare tutta l'assistenza che stava ricevendo. Eppure confidava che ogni giorno, così, era una fatica.
Le ho chiesto se le facesse piacere qualcosa di particolare. Sì: un pigiama "con le tasche", colori pastello, e qualcuno che le leggesse un libro.
Intanto le avevo portato delle piume (sapevo che danzando erano state speciali per lei, l'avevano toccata nel profondo; mi aveva suggerito di portarmi una coccola, per il mio ricovero in ospedale, e sapeva che avevo con me due piume, una arancione - ovvio - e una lilla): sette, con i colori dell'arcobaleno, e una conchiglia, per farle arrivare il mare. Mi ha chiesto di appenderle le piume sul muro davanti al letto, in modo da vederle sempre, una attaccata all'altra, col nastro adesivo. Non aveva più la forza di accarezzarsele, con le sue mani fredde e deboli. Nel salutarla, coccolona come me, ci siamo scambiate un sacco di bacini. Me li mandava perfino quando ero sulla porta. Prima di andare via ho conosciuto anche W., il suo ex marito.
La mattina dopo avevo un magone... al pomeriggio sono andata in città, alla ricerca del pigiama. Non so quanti negozi ho girato: non è mica facile trovare un pigiama con le tasche! Alla fine ce l'ho fatta. Col pigiama e il libro da leggerle, il magone trasformato in gioia, ho pedalato con la mia bici fino all'ospedale.
Arrivo alla stanza: W. accanto al letto che le parla e piange, altre tre amiche che mi dicono che ormai non riconosce più nessuno, non sente più niente, sta finendo. State attente a parlare così, dico io, l'udito è l'ultimo dei sensi a spegnersi! Non so se l'abbiano capito.
Lei: il viso rivolto verso W., ogni respiro un singulto e un rantolo, un'implorazione. Le mani, sotto la coperta, si tengono lievi la pancia. Gli occhi, fissi e vitrei, arrossati, non battono le palpebre da ore. Che fatica si fa a morire!
L'accarezzo, le parlo, la bacio, l'accarezzo, il viso, i capelli, il viso, le guance, le braccia, le mani, le dita, le dita, le mani, le braccia, le guance, l'accarezzo, le parlo, sottovoce, piano, l'accarezzo, l'accarezzo, una danza, tra noi, lieve, come una piuma.
W. che piange, la compiange, la guarda, le parla, l'accarezza, una donna speciale, mia moglie, i più begli anni della mia vita, poverina, guarda come si è ridotta, come il mostro infame se l'è mangiata, non è giusto, non è giusto, poverina, piccola, piccola, hai paura, fai fatica, coraggio, coraggio, piange, l'accarezza, piange, un bambino, una delle poche donne che sapeva pensare, anche troppo, è per questo che a volte litigavamo, poverina, piccola, cosa c'è, chiudi quegli occhi, un pochino, chiudili, un pochino, non vuoi, piange, singhiozza, l'accarezza, piange, un bambino. Tenero e infantile insieme, perfino banale.
Ma allora, perché te ne sei andato? Perché l'hai lasciata? Perché hai distrutto l'unica famiglia che le era rimasta? Perché non hai mai voluto darle un figlio? Perché? Perché l'hai lasciata soffrire, notte dopo notte, nella solitudine dell'abisso? Troppo facile dirle tutte queste cose ora, ora, così, ora! Guardalo, questo ventre gonfio, abbi il coraggio di guardarlo! Questo cancro, non è mica cascato dall'alto! Ma come fai a non capire? Come fai a non vedere?
Domande nella testa, mia, urlate dentro me, nell'intimità di labbra serrate.
Non capisco come G. abbia fatto a innamorarsi di lui, lei così sensibile e intelligente, lei, così profonda e vera. Giuro che non lo capisco, come abbia fatto a innamorarsi e a perdersi, dietro a lui.
Basta, non serve giudicare, è un bambino smarrito, un bambino con capelli e barba brizzolati. Infantile. E smarrito.
Le altre amiche parlano tra loro, mentre lei è lì, che rantola e implora, lo sguardo fisso su W., che piange e l'accarezza.
Io non smetto di accarezzarla, cerco di sfiorarla altrove, per non invadere spazi altrui. Non riesco a smettere, di accarezzarla e, quando posso, di parlarle.
Le altre vedono, e allora ogni tanto danno qualche carezza, ma poco. Stanno ai piedi del letto, non di fianco. Di fianco ci siamo W., e io. Fastidio. Il mio. Per quel cicaleccio fuori luogo, superficiale e non attento. Eppure sono amiche di G. Eppure G. le accoglieva e amava così com'erano, grata di ciò che loro potevano darle. Eppure ognuno trova il suo modo per sopportare il dolore. Chi si immerge. Chi nuota a galla. Ognuno come può. Devo smetterla di giudicare.
Gli occhi di G. si chiudono appena, si spalancano di nuovo, il mento si raggrinzisce, il lamento cessa, ma è la smorfia ora, a urlare. E' dura, adesso, è dura. E' un singhiozzo sordo, terrorizzato, quel raggrinzire il mento, G. guarda W., e poi si gira, verso me, con quegli occhi vitrei e sofferenti. Tesoro, coraggio, ti voglio bene, è dura, vero?, non aver paura, non sei sola, tesoro, non sei sola. Il mento si stende, gli occhi socchiusi, vedono qualcosa, chissà dove, c'è quasi un sorriso. Cosa vedi, tesoro? O chi vedi? Ancora uno sforzo, la fronte si corruga, che male, che male. Ancora un singulto, silenzioso, un altro. La fronte si distende. Anche l'occhio sinistro si rilassa. Verso W. E' finita, ce l'hai fatta. Ce l'hai fatta. Sei stata bravissima.

C'è qualcosa di meraviglioso e terribile insieme, nel passaggio. Un mistero che tutti dovremo affrontare. E lei ce l'ha fatta. Lei mi ha fatto il dono di insegnarmelo. Mi ha aspettata. Mi ha donato il momento del suo passaggio. Un momento del suo mistero. Caro, dolcissimo tesoro. Amica mia.
Mi ha insegnato ad accogliere, a essere grata. Mi ha insegnato la dignità dell'umiltà. Ad amare, oltre il giudizio. Ha amato fino alla fine, lei. Grande Donna.

Andati via dall'ospedale, io e una delle altre amiche siamo andate con W. a scegliere i vestiti da portarle ieri mattina. L'aspetta un lavoro mica da ridere, in quella casa, quando dovrà riprendere in mano tutte le cose di G... Lunedì sera era sfatto. Non so come farà. Non so se chiamerà per farsi dare una mano. Gli ho dato la mia disponibilità, ma non so cosa deciderà. Era così perso.
Ieri mattina sono arrivata per prima all'ospedale, G. non l'avevano ancora portata nella camera mortuaria, tornando indietro verso il reparto ho incontrato W. coi vestiti, glieli abbiamo portati in stanza. Mi ha detto: "Sai, ieri sera volevo quasi chiamarti per chiederti se venivi con me stamattina. Sono contento che ci sia anche tu". Gli ho sorriso. Ha paura, W., ha paura di stare da solo con lei, con lei, così.
Io non ho avuto paura. Duemila altri sentimenti, ma non paura. E' strano. O forse no. Mi ha fatto senso il cadavere di mia nonna: tutti l'accarezzavano, fredda, nella bara. Io no. Mi ha fatto senso il cadavere di mio suocero: lo guardavo ma non lo toccavo. Con G. c'è stata invece infinita tenerezza. Anche ieri l'ho baciata, l'ho accarezzata. Era più bella, ieri. Il viso più disteso, le labbra più rosee, quando lunedì erano perfino quasi bianche, per lo sforzo. Gli occhi, semiaperti, non hanno voluto chiudersi. Solo nella camera mortuaria, dopo che l'hanno vestita, sono riusciti ad abbassarle le palpebre. Ma non erano impressionanti: paradossalmente, durante l'agonia, erano vitrei e opachi; ieri erano di nuovo castani, sereni, i suoi. Dolce G.

Nascerà qualcosa, da tutto questo, lo sento, ne sono sicura. Non so quando, non so cosa e come. So solo che qualcosa si muove. G. non sarà dimenticata.
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sabato, 08 agosto 2009
Dopo 28 anni sono stata nuovamente ricoverata in ospedale.
L'ultima volta avevo 14 anni, una broncopleuropolmonite virale (quando faccio le cose, le faccio in grande), ero a Ferrara.
28 anni dopo mi ritrovo ricoverata per accertamenti: ho probabilmente una cisti sotto la lingua a sinistra e le tonsille linguali gonfie, che mi rendono difficoltosa la respirazione da sdraiata, la deglutizione, ecc. Devo fare TAC, Eco e quant'altro, per stabilire con certezza la natura di 'ste schifezze e se e quando mi opereranno.
Quando si sta discretamente, il tempo in ospedale non passa mai. Mi hanno ricoverato per snellire i tempi degli esami... ma possono esserci giorni in cui stai lì e non ti fanno niente: se non sei urgentissima, devi aspettare comunque. Un'uggia pazzesca.
In ORL tuttavia non si sta male, è un reparto tranquillo, non ci sono casi disperati, lo stress è limitato. Ma è sempre ospedale.
Mi son portata dietro musica, libri, sudoku, e da disegnare.
Da bambina ero spesso ammalata e disegnavo furiosamente. Tantissimo.
Ritrovarmi a disegnare all'ospedale, lasciando libera la fantasia, è stato piacevole e divertente. Anche durante gli incontri di danzaterapia c'è un momento riservato al disegno libero, ed effettivamente è molto liberatorio.
Ora sono a casa, in permesso per il week end, ma devo rientrare lunedì mattina, per stare non si sa fino a quando.
Eppure anche l'uggia ha i suoi risvolti positivi. Si incontrano persone. Alcune sono speciali. E si avviano conoscenze che forse porteranno ad amicizie nuove. Questo è affascinante.
Intanto mi godo il permesso, e scrivo.
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categoria:scrivendo e meditando
venerdì, 22 maggio 2009

Ricevo da Fahrenheit - Radio3, attraverso la mailinglist a cui sono iscritta:

Si chiama UniLiber. Consiste nel fornire agli studenti universitari dell'Aquila i libri di testo necessari a sostenere gli esami che sono andati perduti nel terremoto del 6 aprile. Volete dare loro una mano? Avete un volume compreso in questa lista? Se lo avete speditelo a UniLiber, via Saragat 7, presso il CPO (Centro Postale Operativo), 67100 L'Aquila. L'elenco verra' periodocamente aggiornato. Un modo concreto per contribuire alla ricostruzione del tessuto sociale nelle zone colpite dal sisma. UniLiber e' una iniziativa promossa da Fahrenheit e dal Consiglio Studentesco dell'Università dell'Aquila, in collaborazione con il CNGEI (Corpo Nazionale giovani esploratori italiani) e la Protezione Civile.
www.fahre.rai.it ::: fahre@rai.it

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lunedì, 09 marzo 2009
Ho dovuto cambiare l'argomento della tesi, l'idea precedente deve aspettare per trovare il terreno adatto..
Altra ricerca, altra energia.
Ogni tanto ho nostalgia della letteratura pura, cioè della narrativa. Ogni tanto mi concedo un libro per il gusto di leggere, al di là dello studio. Ma lo studio, per ora, è al primo posto.
Non pensavo fosse tanto impegnativo, questo quarto e ultimo anno di formazione in dmt!
Il percorso continua... e mi piace!
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mercoledì, 04 marzo 2009

Ricasco sempre nella stessa debolezza. Non riesco a fregarmene.
Il giudizio degli altri. Ha ancora sempre un peso. Che non mi scivola addosso.
O meglio: la paura del giudizio degli altri. Al di là che avvenga oppure no.
Un fantasma, insomma.
Un fatto sociale, dice Paola, non sono mica l'unica.
Fatto sta che, di tanto in tanto, 'sta cosa mi frega.

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categoria:scrivendo e meditando
venerdì, 19 dicembre 2008

I dubbi sul blog continuano, imperterriti.
Continuo a non trovare il senso di scrivere qui. Ci vanno un tempo e un'energia, che in questo momento mi servono altrove.
E, soprattutto, preferisco l'intimità di un libro, per certe scritture e letture.
Scrivere qui è come urlare al mercato. Non mi piace.
Scrivere banalità mi pare inutile.
Del resto, fuori dal diario non scrivo nulla, in realtà.
Sarà che la scuola mi impegna moltissimo, e quest'anno più che mai. Sarà che conciliare famiglia, scuola e lavoro è sempre un gran casino. Sarà che il mio bisogno è cambiato.
Le parole arrivano fino a un certo punto. Il corpo, col suo movimento spontaneo, la sua danza libera, raggiunge profondità ancora più grandi, esprime verità.
Mi piacerebbe un connubio, di danza e scrittura. Non so come, non so quando. Non so dove. Ma mi piacerebbe.

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martedì, 02 dicembre 2008

Nei giorni scorsi mi son proprio goduta Il ritratto di Dorian Gray ed è stata una lettura davvero piacevole. Grazie per i vostri pareri.
Invece ieri è nevicato così tanto ma così tanto, che siamo rimasti a casa tutti e quattro (anzi, sei, gatti compresi) perché c'era il blocco dei mezzi pubblici e non si poteva andare né a scuola, né a lavorare. Che dispiaceeeeeeere...
Stamattina, quando sono scesa in città, ho visto rami di alberi piuttosto robusti spaccati alla grande, addirittura in qualche caso sradicati proprio!
Ma, dico io, qui di neve ne è venuta molta di più, ma proprio molta molta di più, d'accordo non ci ha piovuto sopra, e tuttavia i rami - pur piegati e aggravati dal peso - reggono benissimo.
Però è bella, tutta questa neve, in fondo in fondo.

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giovedì, 27 novembre 2008
Sto rileggendo Oscar Wilde dopo non so quanto tempo.
Qualche giorno fa ne abbiamo parlato con Mima e le ho raccontato brevemente la storia. L'avevo letto da ragazza, ma non saprei dire quanti anni avevo. Ricordo che fu una lettura inquietante, così come turbato era Dorian nel vedere se stesso cambiare e rivelarsi. Naturalmente per Mima la trama è intrigante, ma ho voluto darci un'occhiata prima io, per vedere se è una lettura adatta a una ragazzina di 13 anni, piuttosto sveglia e adolescente...
La risposta è che non lo so. La personalità di Lord Henry Wotton, colui che sconvolge la vita di Dorian e lo ammalia coi suoi discorsi sulla bellezza, la giovinezza e l'edonismo, plagiandolo completamente, è fin troppo affascinante.
Sono solo al quarto capitolo, ma lo leggerò in fretta, visto che sono a casa per l'influenza e me ne devo stare buona buona.
Voi che mi consigliate?
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martedì, 25 novembre 2008
Quanto odio l'influenza intestinale!
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sabato, 22 novembre 2008
Niente da fare. L'idea è molto buona, ma non di facile realizzazione. Devo riadattare il progetto e portarlo in più posti. Ho avuto alcuni suggerimenti su "dove". 
Come sempre, se le cose devono andare, andranno. Sennò, sarà altro. E dovrò inventarmi un'altra tesi.
Ma prima devo provarle tutte. 
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martedì, 11 novembre 2008
Domani vado a presentare il progetto che, se va in porto, sarà il tema della mia tesi.
Che Dio me la mandi buona.
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venerdì, 07 novembre 2008

C'è un sacco di gente attorno a me che sta male.
C. ha una malattia progressiva che negli ultimi tempi è peggiorata sensibilmente.
G. è piena di ansie e attacchi di panico e emicranie.
G. sta combattendo contro gli effetti collaterali della chemio.
S. è invischiata in un pantano di ipocondria.

Curvi ed io stiamo frequentando un corso di balli caraibici. Una figata. Ci piacciono, ci divertiamo, ci seduciamo, conosciamo nuova gente. Un momento per noi. Assolutamente vivifico. Ne avevamo gran bisogno.

Eppure, in sordina, aleggiano beffardi i sensi di colpa.

Curvi: Ma perché devi sentirti in colpa?
Io: Perché loro stanno male e io mi diverto. Loro darebbero non so cosa per tornare a vivere "normalmente", ma non possono. Io, adesso, sì.
Curvi: Si tratta di allargare gli orizzonti.
Io: Cioè?
Curvi: Guardi basso e vedi una cosa. Guardi più in là e vedi loro. Alzi lo sguardo ancora di più e vedi popoli in guerra, violenze, gente che muore ogni momento.
Io: Non è la morte il problema, la morte fa parte della vita. Sono certi tipi di sofferenze che a volte sono pazzeschi.
Curvi: Appunto. Ma se tu ti senti in colpa, fai star meglio C. o le altre?
Io: No, lo so. So anche che noi abbiamo proprio bisogno - un bisogno psico-fisico - di tornare a fare queste cose.
Curvi: Si tratta di cercare di vivere con equilibrio la vita, ciascuno la propria.

Curvi ha ragione. Ma il cuore, a volte, è più lento.

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lunedì, 03 novembre 2008

Questo blog è iniziato così, per una spinta quasi di sfida. Non mi piacevano i blog. Non so più nemmeno perché. Forse li vedevo come un parolaio. Eppure mi piaceva parlare di storie, mie altrui, mi piaceva leggerle.
Poi la vita è diventata LA storia. E l'obiettivo è cambiato. Preferivo le persone in carne ed ossa, la comunicazione dei corpi, non solo parole, ma unità delle une e dell'altro.
E mi sono ripresa la MIA vita, quella più naturale, più intima e vera, libera. 
La parola scritta era sospesa. In tutto questo tempo solo il diario godeva delle mie storie. A chi mi chiedeva "non scrivi più?" rispondevo "la scrittura è sospesa, tornerà in un secondo tempo". 
Non so se sia giunto ora quel momento. Non so nemmeno se questo blog abbia ancora un senso.
Intanto sono qui. Senza fretta.

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venerdì, 24 ottobre 2008
Week end a Firenze. Ma prima una passata dalla parrucchiera, che è stra-ora.
Scriverò con più calma quando torno.
Ora vado a finire di preparare la valigia. Mi piace sempre tanto partire.
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mercoledì, 22 ottobre 2008

Però, caspita, è un bel casino rileggere i miei blog preferiti. Un sacco se ne sono andati. Chissà, forse torneranno. Prima o poi. Ci sto provando anch'io.

Sto cercando di scaricare Spybot & Destroy, ma l'ultima versione proprio non mi riesce. D'altra parte, con una linea analogica, cosa vuoi riuscire a fare? Ma qui, sulle montagne di Heidi, non c'abbiamo mica l'adsl, noi!

Sono al quarto anno della scuola e sto iniziando a fare il lavoro che mi piace. E' una gran goduria. Finalmente!

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martedì, 21 ottobre 2008

Che roba, però... qui ci sono un sacco di ragnatele...

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mercoledì, 26 dicembre 2007
Un po' in ritardo... ma le feste non sono ancora finite.
Auguro a tutti dei giorni sereni, per tirare il fiato, ritemprarsi. E ritrovare la verità del proprio cammino.
Un abbraccio ciascuno.
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venerdì, 30 novembre 2007
Non riesco a trovare il senso di scrivere, ora.
Faccio cose che mi piacciono, il tirocinio mi gusta da matti, ma non so come scriverne, senza sembrare banale.
E' che certe emozioni, certe esperienze, non hanno bisogno di parole.
Allora è meglio che sia zitta.
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mercoledì, 14 novembre 2007

La vita dovrebbe essere vissuta al contrario.
Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato.
Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno.
Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio. Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono.
Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro.
Lavori quarant’anni finché non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa.
Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finché non sei bebè.
Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni.
E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo.

Woody Allen

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martedì, 13 novembre 2007
 

 

La letteratura,

come tutta l'arte,

è la confessione

che la vita non basta

(Fernando Pessoa)

 

 

Arterìa è anche pagine e si racconta. Arterìa è un luogo in attesa, è uno spazio di partecipazione, di storie. Arterìa vuole raccontarsi e decide di raccontarsi attraverso chi Arterìa la vive, e la cammina, la sceglie anche da lontano.

Nasce da qui l’idea di un concorso letterario. Una scusa, un motivo, per leggerci e raccontarci, l’Arterìa e la sua gente.

 

Ogni due mesi la redazione di Arterìa proporrà un tema, una variazione. I racconti dovranno essere inediti, avere una lunghezza  di massimo 5 cartelle (9000 caratteri spazi inclusi) e dovranno essere inviati a ufficiostampa@arteria.bo.it.

 

 

Ogni due mesi la redazione selezionerà 5 tra i racconti pervenuti che verranno pubblicati sul blog Arteria Racconta e successivamente letti in pubblico dagli autori durante gli aperitivi letterari organizzati da Arterìa Racconta.

 

L’Arterìa prevede la  pubblicazione di un volume, “Arterìa Racconta”, comprendente i migliori scritti pervenuti in redazione.

 

***

 

Prima variazione: BOLOGNA

Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie  quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie... Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura  e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura... Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna...

Questo è il primo tema scelto: Bologna. Da qui, da dove l’Arterìa nasce e vive, vogliamo partire. Raccontateci Bologna, la Bologna  che vivete, quella che ricordate, quella che non avete mai visto, che avete letto o ascoltato. La Bologna che ogni giorno vi abbraccia, v’innamora, v’arrabbia… la Bologna sfondo, quadro, colonna sonora di un’idea, di un viaggio o semplicemente di un amore. La Bologna rossa, la Bologna grigia, una piazza, un gradino.

Bologna in poche pagine, le vostre.

 

Il termine per inviare i racconti a tema BOLOGNA è fissato per il 31 dicembre.

I racconti dovranno essere inediti e avere una lunghezza  di massimo 5 cartelle (9000 caratteri spazi inclusi) e dovranno essere inviati a ufficiostampa@arteria.bo.it.

 

Cos’è Arterìa: da uno storico locale di pubblico spettacolo situato nel cuore di Bologna è nato Arteria. Ristrutturato con tecniche e materiali propri dell’architettura naturale, Arteria ha dato vita a uno spazio che fa dell’interazione tra natura e tecnologia la sua caratteristica principale. Le pietre antiche delle cantine di un palazzo millenario entrano a far parte della scenografia globale e accompagnano la nuova vita dello storico locale di vicolo Broglio.

Arteria è un’idea in continua evoluzione, aperta a 360° verso tutte le forme d’espressione culturali ed artistiche, dalla musica, all’arte, dallo spettacolo alla buona cucina; un’idea che si propone di offrire stimoli, qualità e possibilità di interazione per una rivitalizzazione culturale e sociale.

Maria Luisa Fascì Spurio
Ufficio Stampa - Arterìa
vicolo Broglio, 1/E
40125 Bologna
Telefono 051 0868879 - 338 7560311
Info: info@arteria.bo.it; ufficiostampa@arteria.bo.it
www.arteria.bo.it; www.myspace.com/arteriabo/
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domenica, 21 ottobre 2007
Ecco: leggendo Zoro, io mi consolo.
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lunedì, 15 ottobre 2007

Respiro. Il primo ritmo quando si nasce. La prima azione, la prima danza.
Un rapporto d'amore: con l'aria, che accolgo e lascio andare, un ricevere e un dare. Senza la quale morirei.
Respiro. Che blocco, quando ho paura. Accelera, annaspa, corto.
Respiro. Contraggo, e rilascio.
Respiro. Vita che viene, m'impregna, s'impregna di me, e va, con la mia impronta nell'aria.
Respiro. In- ed es-. In- profondo, es- lungo, come una scia. Soffio vitale.
Nodi che si sciolgono. Il corpo che si apre, e si chiude. Ricevo, e lascio andare.
Respiro. Il primo. E l'ultimo.
Respiro. Riparto sempre da lì. E posso.

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mercoledì, 10 ottobre 2007
Ha smesso di farmi paura.
Non voglio cantare vittoria troppo in fretta, ma ha smesso - per ora - di farmi paura.
Non temo di toccarla, né di sentirla. Ascolto le sue magagne, senza sensi di colpa, senza simbiosi. Da persona a persona.
Do quello che posso dare, semplicemente. Senza pretese, nemmeno da parte sua.
Non sembra quasi vero.
Eppure non è una fantasia.
Mah. Staremo a vedere.
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venerdì, 05 ottobre 2007
Buon fine settimana a tutti!
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sabato, 29 settembre 2007
Noi mangiamo come esseri umani, ma defechiamo come animali.
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lunedì, 24 settembre 2007

Mi sta tanto sui coglioni aver compiuto 40 anni.
Sono cominciati gli -anta, porca puzzola! Il che mi fa un certo effetto. 
I 40 anni mi sembrano un'età perfida, che ti piglia per il culo: le persone più giovani ti vedono irrimediabilmente vecchia, quelle più vecchie nostalgicamente giovane; in realtà, non sei né l'una né l'altra.
È un'età beffarda, ecco.
A volte non riesco a essere ciò che sono, perché temo più come appaio. So che sono seghe mentali, eppure non riesco ad evitarle. Passeranno.

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